Dorella + Zanni

Bronson Recordings presenta gli album di Bruno Dorella, “Concerto per chitarra solitaria”, e Adriano Zanni, “Ricordo quasi tutto”

Bronson Recordings presenta gli album di Bruno Dorella, “Concerto per chitarra solitaria”, e Adriano Zanni, “Ricordo quasi tutto”, in uscita l’8 marzo 2019

Sono due veterani della musica indipendente italiana, ma anche due esploratori in continuo movimento. Accomunati da spirito di ricerca e grande sensibilità, ora più che mai in particolare fermento creativo, Bruno Dorella e Adriano Zanni hanno portato a termine i rispettivi lavori da solisti, entrambi strumentali, entrambi tratteggianti le coordinate minimali di un autentico viaggio, nonostante ciascuno mantenga le proprie nette specificità, nello stile e nel tipo di percorso intrapreso nel corso degli anni.

Concerto per chitarra solitaria (dove un viaggio in acque placide diventa naufragio), di Dorella, e Ricordo quasi tutto, di Zanni, usciranno l’8 marzo 2019 per Bronson Recordings. Tutto ruota infatti attorno a Ravenna, città dei musicisti e dell’etichetta che ne intreccia adesso il destino. Partite da qui per lanciarvi alla scoperta dei due dischi, per mari e boschi, corde di chitarra e field recordings.

Bruno Dorella – Concerto per chitarra solitaria (dove un viaggio in acque placide diventa naufragio)

Da sempre mi viene detto che il mio modo di suonare la chitarra evoca il mare. Non il fuoco, non l’aria, non la terra. Il mare. Ed essendo anche del segno zodiacale dei Pesci, mi ritrovo appieno nella descrizione. Sono sempre stato anche molto attratto dal disastro, dal fallimento, dalla sconfitta, dall’epica del perdente. Quindi il naufragio è una trasposizione acquatica di questo discorso”.

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Concerto per chitarra solitaria (dove un viaggio in acque placide diventa naufragio) è curiosamente il primo disco pubblicato da Bruno Dorella a suo nome, frutto del concerto commissionato dal Ravenna Festival nel giugno del 2018. Ed è l’ennesima scommessa –  vinta, va da sé – in oltre un ventennio di carriera, in cui Dorella ha inanellato un numero impressionante di esibizioni dal vivo e tantissime esperienze, come musicista, discografico e produttore, a suo agio in vari campi sonori, dal rock al post-rock, dal noise al blues, dalla musica strumentale a quella sperimentale e via proseguendo. La storia si snoda dagli albori con i Wolfango alla rilevante attività con le sue band principali, Ronin e OvO (peraltro, attualmente al lavoro sui loro nuovi album di studio), sino all’ingresso nei Bachi da Pietra al fianco di Giovanni Succi, alla direzione dell’atipica Byzantium Experimental Orchestra, alla nascita dell’alter ego individuale Jack Cannon (al debutto con l’eclettico 1:4”/XLR del 2017) e alla recenti avventure nel duo Tiresia (con Stefano Ghittoni) e nel GDG Modern Trio (con Ghittoni e Francesco Giampaoli).

Una storia, appunto, importante sotto molti punti di vista, alla quale si aggiunge adesso il tassello mancante di Concerto per chitarra solitaria, un disco/vascello condotto senza pseudonimi né reti di protezione, in perfetta solitudine e in una semplice take in presa diretta, con il timone ben saldo nelle mani di una sola chitarra, nello specifico una Fender Telecaster modello giapponese risalente agli anni 90: “Ci ho messo degli anni per utilizzarla sul serio, perché prima la consideravo la cosiddetta ‘chitarra di riserva’, ma in questo ultimo periodo l’ho suonata per tutti i progetti chitarristici extra-Ronin”. Concerto per chitarra solitaria scorre in un flusso unico, che si muove secondo i tempi e le risonanze del momento, basato su un impianto narrativo che funge da canovaccio a un mix sapientemente indistinguibile di scrittura e improvvisazione. Da qui, la suddivisione in quattro parti, dall’andamento in essenziale, avvincente divenire: si inizia spingendosi subito al Largo, sprezzanti del pericolo, procedendo dapprima Allegro con crepe e poco dopo ritrovandosi Adagio nel naufragio, sino ad arrivare A fondo. L’immaginario marinaresco è restituito al meglio dalla copertina disegnata dall’amico tatuatore Massimo Leonardi. Non resta che lasciarsi cullare e sospingere dalle onde per ritrovarsi molto più lontano di quanto avremmo creduto. Buona navigazione.

Adriano Zanni – Ricordo quasi tutto

Gli alberi che stavolta si fanno bosco simboleggiano un fitto ammasso di ricordi e pensieri, quelli dietro all’idea del disco. Gli alberi sono anche un modo per collegare idealmente un percorso comune a tutti i miei ultimi lavori”. Gli alberi di cui parla Adriano Zanni, artista sonoro e stimato fotografo del territorio romagnolo, sono quelli immortalati nello scatto di copertina del suo nuovo album, Ricordo quasi tutto.

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Attivo in precedenza con il moniker Punck (dal 2002 al 2008 di Piallassa, che rendeva omaggio all’ossessione per Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni), dopo essere stato coinvolto in alcuni ensemble improvvisativi e dopo quasi un decennio di silenzio discografico, Zanni ha intrapreso una direzione sempre più personale pubblicando a proprio nome, nel 2017, il 7” Falling Apart, la cassetta Soundtrack For Falling Trees – uscita per Bronson Recordings e a breve accompagnata da un libro fotografico autoprodotto, in collaborazione con la stessa Bronson Recordings e Boring Machines – e l’LP Disappearing, seguiti nel dicembre 2018 da Siamo quasi tenebra, ispirato all’Islanda e al libro Paradiso e Inferno di Jón Kalman Stefánsson.

Ha attraversato la musica elettroacustica e l’ambient. Di lui si dice che suoni il paesaggio, ma in Ricordo quasi tutto le registrazioni sul campo, oltre che documentazione, si fanno esplicitamente memoria sonora. Zanni fa tutto per conto suo, cimentandosi con field recordings, strumenti analogici e digitali. “Il disco è stato registrato nell’estate 2018, quando stavo affrontando problemi di salute che mi hanno costretto a un isolamento forzato. I ricordi, ai quali ho attinto tramite field recordings catturati negli ultimi quattro o cinque anni, sono stati una via di fuga e un ritorno alla vita. Ricordi di momenti felici: semplici passeggiate invernali sulla spiaggia, falò, temporali estivi o flash della minuscola isola di Linosa in cui ragazzini della banda della chiesa tentavano di provare The Final Countdown per la festa del paese. Oppure ricordi meno felici, come quelli collegati alle auto che scorrono nel pezzo d’autostrada fra Ravenna e Bologna, che da anni percorro più volte a settimana per andare a fare terapie in ospedale”. Il fulcro della scaletta, articolata in sette tracce (l’ottava è una ghost track), è rappresentato probabilmente da Onde sinusoidali, esplosioni e inutili ricordi: Durante il ricovero ospedaliero mi ero portato un piccolo synth OP1, così mi mettevo in cuffia e manipolavo onde sinusoidali creando vari preset per le bozze dei pezzi che ho poi definito. Il ritiro per le incisioni del disco è invece avvenuto nella mia casa al mare, a Marina Romea: una notte in spiaggia ho registrato i fuochi d’artificio, che nel mio immaginario d’infanzia si tenevano tradizionalmente a Marina di Ravenna la notte di ferragosto e simboleggiavano la fine dell’estate, di fatto uno spartiacque”. Un consiglio, allora: ascoltate i suoni.

Preorder dal 5 febbraio
Release date: 8 marzo
Press: digipur.it  –  press@digipur.it
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