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BRONSON BULLETIN 3/2023

Estate 2023

 

Dal 2023 abbiamo deciso di presentare i nostri programmi in formato bulletin. Un piccolo libretto stampato, che comprendesse anche approfondimenti sugli artisti in arrivo, come ai vecchi tempi. Un po’ come una fanzine.
Se vi siete persi i numeri passati, ora potete recuperarli online sul nostro bulletin virtuale.

EDITORIALE
di Chris Angiolini

The Future Is Unwritten

In una stagione molto particolare come questa, iniziata con un’alluvione e proseguita con svariati intoppi climatici, l’appuntamento estivo con il nostro Bulletin ha rischiato davvero di saltare, ma ogni promessa è debito.
L’anno prossimo scatteranno infatti i 20 anni di programmazione sulla nostra spiaggia preferita tra le dune. E potrebbe anche essere l’ultima (leggi: Bolkestein). Quindi meglio non perdersi nulla.
L’Hana-Bi in tutti i questi anni ha acquisito i caratteri di un luogo quasi leggendario e cinematico. Una meta ambita e amata da musicisti, appassionati e addetti ai lavori. Un palchetto fronte mare protetto da una tettoia a spiovere, che non l’avresti mai detto. Un luogo in cui pubblico e artisti possono condividere gli stessi spazi, ma soprattutto le stesse emozioni ed energie. Su quel palco sono saliti i Deus, The National, John Dwyer, Bonnie Prince Billy, Iron and Wine e tantissimi altri… ma questa è un’altra storia di cui parleremo in modo approfondito l’anno prossimo. Oggi i tempi sono difficili, e non facciamo altro che leggere ogni giorno di aumento dei tassi, bollette e quant’altro. In questo contesto è davvero sorprendente essere riusciti ad assemblare una delle nostre programmazioni più belle ed interessanti degli ultimi anni e, come sempre, ad ingresso Gratuito. Un’occasione unica di socialità, cultura e intrattenimento a misura d’uomo e accessibile a tutti che non andrebbe mai data per scontata. Tra i live appena passati impossibile non soffermarsi sul concerto capolavoro dell’amico Micah P. Hinson, la magia di Dustin O’Halloran, le sfuriate garage dei Signori di Altamont o l’unica data italiana dei Messa in versione Extended. Tra quelli ancora a venire, non bisognerebbe davvero saltarne nessuna, anche perché vogliamo gustarci questa stagione fino alla fine, dai canadesi Kiwi Jr. alla serata con Rumore 100 sul post-punk italiano quando i Diaframma suoneranno Siberia, alle leggende dello stoner rock Mondo Generator guidate dall’istrionico Nick Oliveri, fino ad arrivare a Daniela Pes e il suo disco dell’anno per cui abbiamo speso il contributo di Francesco Farabegoli più sotto. La stagione dei live si chiude con Tales From the Red Desert, il festival della nostra label Bronson Recordings, un'occasione unica per scoprire tutti i nostri artisti e le nostre produzioni uscite dalla zona d’ombra.

“C’è qualcosa di terribile nella realtà, e io non so cos’è. Nessuno me lo dice”
Giuliana – Il Deserto Rosso.

Daniela Pes
di Francesco Farabegoli

Quando ascolto Spira penso a come avrebbe potuto essere la musica se gli sviluppi degli ultimi 25 anni avessero avuto un corso differente.
Pensateci bene. Il primo periodo dell’internet di massa coincide con un momento storico nel quale le tendenze musicali sono impostate sulla commistione e sulla presunta fine dei generi musicali; sull’idea che si potesse ascoltare metal estremo e musica elettronica, ad esempio, senza necessariamente cadere in una contraddizione ideologica. E nello stesso periodo il pubblico ha iniziato ad avere accesso a quasi tutta la musica del mondo, più o meno gratis e più o meno svincolata da quel che potevano essere le esigenze promozionali intorno a certi artisti o generi. In quella fase per molti versi è nata una nuova idea di musica con una vocazione estremamente apolide ma anche un certo orgoglio nel risuonare delle proprie origini, soprattutto nella periferia dell’impero. Che si è sviluppata nel corso degli anni in maniera quasi carbonara, forse perché all’inizio degli anni duemila ci si era convinti che tornare ai generi e alla purezza del gesto musicale tradizionale avrebbe pagato più dividendi; ma che in qualche modo sopravvive fino ai nostri giorni e determina una buona parte del meglio che ci è dato sentire nella nostra epoca. Così è stato per esempio con la fase adulta di Iosonouncane, per molti versi il nume tutelare di Spira (Incani ha aiutato a realizzare il disco e lo ha pubblicato sulla sua etichetta).
L’esordio di Daniela Pes può suonare di volta in volta come un disco di musica tradizionale sarda o come un album di elettronica d’avanguardia, forse perfino un grande disco pop (la somiglianza del timbro di Pes e Rosalía aiuta la suggestione). Riesce nell’intento per la totale assenza di preconcetti della sua autrice, una persona che riesce a pensare alla musica in modo diverso da chiunque altro e che a dispetto del guazzabuglio di sorgenti da cui s’abbevera (compresi testi che utilizzano italiano, dialetto e parole inventate) tiene tutto imbrigliato all’interno di un’idea di musica che è fortissima e, soprattutto, estremamente personale. Non c’è da stupirsi che, in uno scenario come quello odierno, in tanti abbiano già incoronato. Spira tra i grandi dischi dell’anno.

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