ALBUM OF THE YEAR 2021 BY CHRIS ANGIOLINI

Come da tradizione eccomi con i 15 nomi raccolti in una pseudo classifica che rappresenta l’anno appena trascorso attraverso i miei ascolti. È ormai inutile negare di essere entrati in una nuova fase storica a causa della pandemia che condiziona le nostre vite così come le produzioni discografiche. E sicuramente anche il modo in cui selezioniamo gli ascolti. Di certo mancano le hit da dancefloor così come scarseggia tutta quella produzione che sprigiona il suo massimo potenziale sottopalco. Se il 2020 era stato l’anno in cui tutti avevano trovato il tempo di rimettere mano agli archivi, a quegli hard disk impolverati che aspettavano da anni un momento come questo, quest’anno si è passati invece a riscuotere tutte quelle collaborazioni che ci si era promessi nei backstage, negli aeroporti e negli autogrill di mezzo mondo, ma che calendari troppo serrati ne avevano sempre impedito il concretizzarsi. Anche la mia classifica ne è piena se pensiamo ad album come quelli di Moor Mother, Jerusalem In My Heart, Kevin Martin (The Bug), che appaiono nei featuring di decine di produzioni e che a loro volta hanno chiamato a raccolta amici e collaboratori per impreziosire la propria produzione con nuovi ingredienti. E poi ancora Kelman Duran e Space Afrika seppure in una modalità più funzionale all’atmosfera dei rispettivi lavori. buone pratiche. Ma quello che si respira maggiormente è quella sensazione di tensione sottopelle che diventa colonna sonora per un presente sempre più distopico. Termine ormai abusato è vero, ma che sempre più scientemente porta con sè tematiche politiche (jimh), sociali (mm) ed ecologiche (divide and dissolve), di cui credo sia sempre più giusto prendere atto. Un tema ricorrente è invece quello relativo al tempo, circolarità contro linearità, fisica quantistica e altre dimensioni.

  • Moor Mother – Black Encyclopedia of the Air
  • Jerusalem In My Heart – Qalaq
  • Kelman Duran – Night in Tijuana
  • Space Afrika – Honest Labour
  • Divide and Dissolve – Gas Lit
  • Neil Young – Barn
  • Alina Kalancea – Impedance
  • Trees Speak – Posthuman
  • Kevin Richard Martin – Return to Solaris
  • Sons of Kemet – Black to the Future
  • Blak Saagan – Se Ci Fosse la Luce Sarebbe Bellissimo
  • Viagra Boys – Welfare Jazz
  • John Dwyer – Witch Egg
  • Rose City Band – Earth Trip
  • Irreversible Entanglements – Open the Gates

 

Come consuetudine ho inserito in playlist alcune delle ultime uscite targate Bronson Recordings.

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