Il 2020 con Bronson Recordings

Come per tutti anche per Bronson Recordings il 2020 è stato un anno complicatissimo. Dopo il primo lockdown abbiamo deciso di posticipare le uscite degli album di Elm e Solaris. Approfittando poi dei neonati Bandcamp Friday e vedendo che in giro un po’ tutti iniziavano a mettere mano agli archivi, abbiamo contattato tutti i nostri artisti e qualche amico stretto per assemblare una compilation di inediti giusto in tempo per Pasqua. Nasce così Quarantine Tales From the Red Desert, con 12 brani e la consapevolezza di avere attorno a noi un gruppo speciale di band e amici (oltre agli artisti Bronson partecipano White Hills, OvO feat Moder e il collettivo Lunary Ensemble) e di affezionati sostenitori. La foto di copertina è del solito Adriano Zanni e il layout di Supernulla.

Abbiamo deciso poi di pubblicare comunque i dischi di Elm e Solaris, pensando che giugno fosse un buon momento e che non avrebbe avuto senso tenere fermi album che erano pronti per vedere la luce. The Wait di Elm in particolare era stato registrato nella torrida estate 2019 presso gli Oxygen Studio di Paride Lanciani. Un album che è una vera mazzata noise sludge stoner senza inutili orpelli e tutta in analogico. Dall’inizio alla fine. È il 12 giugno e i feedback da tutto il mondo sono piuttosto entusiasmanti. Ad una sola settimana di distanza arriva Un Paese di Musichette mentre fuori c’è la Morte dei Solaris e mai titolo fu più azzeccato. L’album fa parte del nostro progetto La Zona D’Ombra che ci ha messo nelle condizioni ottimali per poter registrare con l’ormai leggendario produttore newyorkese Martin Bisi presso i Duna Studio nel contesto di un progetto di residenza. il disco è stato masterizzato a New York da Fred Kevorkian (The White Stripes, Iggy Pop, The National, Sonic Youth). Tutto l’artwork è composto dalle foto di Adriano Zanni, compresa quella della band, concessione, questa, del tutto eccezionale. Il disco non passa certo inosservato tra fan e addetti ai lavori, una vera bordata di aria mefitica sulla scena italiana, atmosfere post industriali e liriche appassionate e taglienti. Ci siamo poi dedicati alle successive uscite che abbiamo cercato di posticipare il più possibile verso la fine dell’anno, nella speranza di tempi migliori, anche se ormai com’è andata – lockdown dopo lockdown – lo sappiamo tutti.

Nel frattempo sono usciti due nuovi singoli dei Clever Square, ‘Beautiful Boy prodotto da Andrea Cola e Little Flaws, l’ennesimo gioiellino indie rock con la produzione di Marco Giudici. Il 13 novembre è stata quindi la volta di San Leo che se ne sono usciti fuori con un album composto da due lunghe suite registrate totalmente in analogico.

Con La Zona D’Ombra era da tantissimo tempo che li tenevamo d’occhio e, nonostante si nascondessero tra i boschi, siamo riusciti a scovarli. Mantracore è un album indecifrabile che rifugge qualsiasi tipo di categorizzazione. ‘Chitarra e percussioni. Muscoli, follia, spigoli e tribalismo. Kraut, post rock, elettronica, oscuro metal o psichedelia?’ si chiede Antonio Briozzo sulle pagine di Rumore, mentre l’acclamatissimo Invisible Oranges titola ‘San Leo drives to the centre of the mind on Mantracore‘. Ci ritroviamo tra le mani un album strumentale che sta diventando un piccolo caso nell’underground internazionale. Vediamo fino a dove riusciremo a spingerci nell’abisso.

Siamo arrivati a dicembre ed è finalmente tempo di Dangerous Visions, il nuovo album dei Live Skull, la nostra top priority dell’anno e probabilmente di tutta la nostra breve storia. Chi ci segue da un po’ immagino sappia ormai tutto dei Live Skull, ma per i nuovi arrivati è forse giusto ricordare che nella seconda metà degli anni ’80 facevano parte della triade newyorkese della nuova scena post punk nata dalle ceneri della no wave, assieme a Sonic Youth e Swans. Li abbiamo conosciuti in occasione della release di BC35 nell’aprile del 2018, siamo andati ad incontrarli a Manhattan e ne siamo poi usciti con Saturday Night Massacre il loro ritorno sulle scene dopo 30 anni, nel novembre 2019. Ci siamo di nuovo incontrati a Transmissions e poco dopo a Berlino decidendo di andare alla carica con la BBC per ottenere i diritti della loro mitica Peel Session del 1989 con Thalia Zedek alla voce, ancora inedita. Ed eccoci qui, con Dangerous Visions tra le mani, un album decisamente unico nel suo genere: nel lato A i nuovi brani a rappresentare il nuovo corso, caratterizzato da un post punk distopico e oscuro, sul lato B le Peel Sessions di cui sopra e altre due chicche inedite estratte dagli archivi. Un album straordinario con una curatissima versione vinile in 3 colori accompagnata da un poster visionario di Gary Panter. In a Perfect World, il singolo che apre l’album, per quanto mi riguarda rappresenta il manifesto perfetto per i tempi bui che stiamo vivendo e, non me ne vogliate, senza ombra di dubbio il mio singolo dell’anno.

Ps: e poi a gennaio esce la versione in cassetta limitata a 99 copie di BC35 Collective set live at Transmissions XII (già disponibile in digitale). Si tratta dell’esito dei due set suonati a Transmissions XII da Martin Bisi accompagnato da membri di Live Skull, White Hills, Parlor Walls, Tidal Channel and Bisi Band.

What’s Next?! Ci diamo appuntamento sempre qui sul Bulletin tra qualche settimana.

Da guardare su Youtube: