Chiamiamoci Ismaele

Chiamiamoci Ismaele

Mi sono svegliata con il fiato corto.
Subito, in testa, scenari apocalittici. Già prima di alzarmi dal letto e socchiudere le persiane per respirare un po’ d’aria nuova ho iniziato a immaginare chiamate, ospedali, camici verdi, signorina è positiva, tubi, lontananze, malattia. Paura.
Mi sono tirata su sui cuscini, ho aperto gli occhi e ho toccato piano la gatta che nemmeno s’è accorta dei miei movimenti. Ha iniziato a fare le fusa, mi sono accordata il respiro sul suo stiracchiarsi. Il fiato è tornato normale.

Ci penso spesso, nelle ultime tre settimane, all’enorme senso di solitudine e ipocondria che questo virus ha portato a galla. Chi vive solo è più solo che mai; chi ha famiglia, invece, è probabile che guardi in cagnesco i suoi stessi parenti. Sei uscito? Cos’hai toccato? Hai portato con te la malattia?
Ognuno ha i propri rimedi. C’è chi lavora da casa, programmando giornalmente tabelle e planning settimanali, riempiendo ogni ora con conference call, smart working, yoga via Whatsapp, aperitivo con gli amici su Hangout (lo ammetto, le birre artigianali #acasaconfargo sono una coccola pazzesca). Tutto, pur di non accorgersi che qualcosa di grosso è cambiato.
C’è chi, invece, al momento si ferma. Per scelta (altrui) o necessità. Chi non può più lavorare perché possiede un’attività al pubblico, chi invece è libero professionista e d’improvviso si è trovato senza più clienti da curare. Che fai, dunque, in questi casi? Ti reinventi.

Esiste un libro bellissimo, Gli immortali, scaricabile gratuitamente da qui, che racconta la storia di un fotoreporter che nel corso della sua vita lavorativa ha incontrato vari oracoli. Tutti gli hanno predetto la stessa sorte: sarebbe morto, presto, in maniera prematura. E lui, invece d’annichilirsi, ha scelto di maneggiare quelle profezie con il solo scopo di conoscere il futuro dell’umanità, alla ricerca, magari, di qualche indizio sul suo domani. Ed è proprio così che vedo quest’oggi: un’occasione.
Ammettiamolo una volta per tutte: questo Coronavirus, che di nobile ha solo parte del nome, a osservarlo da lontano pare possa avere una funzione importante. Quella di una seconda possibilità. Così ti riorganizzi, anche tu apri gli occhi. A forza, adesso, non per abitudine mattutina. Ti guardi allo specchio e sei costretto a osservarti davvero. Ti piaci? Cosa ti manca? Ora hai tempo, tutto il tempo che pensavi di non avere. Prendilo. E capisci dove vorrai andare, d’ora in avanti.

C’è da combattere contro sé stessi, in questo periodo di lunghe e incerte solitudini. I mostri sono tanti, e chissà da quale parte si attaccano per poterli sconfiggere. Se non sai da dove iniziare, c’è sempre Moby Dick ad aiutarti. Lo trovi sul sito di Adelphi, basta iscriversi alla newsletter per riceverlo in ebook.
Chiamiamoci Ismaele. Per cacciare la malinconia e regolare la circolazione. Che insomma, mica è poco, di questi tempi.

L’autrice – Martina Carnesciali
Se da piccola mi aveste chiesto cosa avrei voluto fare da grande, la risposta sarebbe stata sempre e solo una: la scrittrice.
https://sottotestoeditoriale.wordpress.com/

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