Tre libri alla volta

Mi lavo le mani. Più volte al giorno. Accuratamente, andando bene a grattare sotto le unghie, a scivolare con solerzia tra le dita, come ci insegnano in questi tempi da virus. Canticchio, nel mentre, leggo lenta le parole di Sail degli Awolnation scritte su un foglio che ho attaccato in bagno. È un modo divertente per stare il tempo necessario a passare le mani sotto l’acqua, mi dico, ricordandomi di un amico che mi ha fatto conoscere il sito https://washyourlyrics.com/.

Non mi sposto da casa da giorni, eppure sono sempre a disinfettare, pulire, sistemare ogni superficie. Il tempo libero è incredibilmente troppo, così ognuno prova a riempirlo come può. Io igienizzo, spazzolo la gatta, sento amici su Skype, m’invento lavori nuovi. E leggo. Moltissimo, leggo, spolvero la libreria e quel titolo nemmeno ricordavo di averlo, quell’altro ero convinta di averlo solo messo nella lista dei desideri. Mi ritrovo con libri ammonticchiati per terra, piccole torri mai sfogliate, volumi divisi per argomenti, trilogie cui manca sempre il testo finale.

C’è un universo, nei libri, forse ciò che in questo momento di solitudine forzata è assente nella vita reale lo si può trovare nelle storie scritte. I libri parlano di amicizie, amori, feste e tradimenti; parlano di risate estive e concerti per innamorarsi. Altri raccontano di luoghi mai visti, panorami mozzafiato ed epoche lontane: leggere significa abbracciare tutto, stringere tutti, e mai come adesso è fondamentale farlo.

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Ho riletto qualche pagina de L’estate Incantata di Bradbury, ho un’edizione vecchia, mangiata dal sole e dal tempo, comprata in qualche mercatino dell’usato. Annuso le pagine, sanno d’estate davvero, o forse è proprio la magia della storia che esce dalla carta. Ricordo quando l’ho letto, tutte le emozioni provate e la netta sensazione che fosse il più bel libro mai scritto sulla malinconia e la meraviglia dei giorni in cui, da ragazzino, diventi adulto. L’ho rimesso a posto, lì in un angolo, insieme al passato.

Dov’è Alta Fedeltà di Nick Hornby, invece, insieme alle sue risate e al divertimento di potersi specchiare in una storia scandita da musica e sfighe sentimentali? Oh, è qui. E ci ritrovo tutta l’allegria di questi mesi e questi anni, gli abissi di solitudine e i picchi di entusiasmo per gli imprevisti sorprendenti. Lo accarezzo, passo un dito sul titolo. Lo pongo lì, accanto a Bradbury, impettito e fiero come un soldatino.

Guardo ora un po’ più in alto. Vedo quel volume azzurro, invece, che è Le nostre anime di notte di Kent Haruf. Dentro ci sono luoghi lontani e ritmi dilatati, strade drittissime e canzoni che dicono tutto. Ci sono le vite delle persone quando imbiancano, ma con ancora così tanta voglia di fare da far sentire sciocchi noi, che spesso il tempo lo consumiamo senza accorgercene.

È il futuro, questo libro, ciò che magari sarà un domani, e proprio non ho voglia di riporlo. Ora meno che mai.

L’autrice – Martina Carnesciali
Se da piccola mi aveste chiesto cosa avrei voluto fare da grande, la risposta sarebbe stata sempre e solo una: la scrittrice.
https://sottotestoeditoriale.wordpress.com/

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