I Migliori Album del 2018 secondo Chris Angiolini

I migliori album del 2018 secondo Chris Angiolini

Era da un po’ che ci pensavamo, ed è finalmente arrivato il momento di inaugurare questa nuova sezione blog del nostro sito, proprio in un anno discograficamente indimenticabile per me e per Bronson Produzioni, che ha visto l’uscita per la nostra Bronson Recordings di BC35: The 35 Year Anniversary of BC Studio, celebrazione dei 35 anni di storia del BC Studio di Martin Bisi a New York da cui sono usciti, tra gli altri ,Sonic Youth, Unsane, Swans, Herbie Hancock e John Zorn.
Un’esperienza di cui parlerò più approfonditamente in uno dei prossimi editoriali: dicembre, com’è noto, è dedicato alle classifiche.
La classifica di quest’anno è il risultato di una reazione al frustrante appiattimento generale e generalista che sta riducendo anche la musica che ci dovrebbe piacere ad un mero esercizio commerciale, e la critica musicale, quella vera, ad un nicchia ai confini del mercato. Da qui si genera la voglia di esplorare cosa si muove sotto la superficie, nei luoghi lontani dai riflettori, dove tradizioni e culture si incontrano nell’anticamera di un possibile futuro.
Rileggendola, mi rendo conto che questa classifica riflette anche alcune delle scelte fatte nei nostri festival Transmissions e Beaches Brew, nei quali abbiamo la possibilità di spingerci un po’ oltre i confini rispetto a quelli una programmazione continuativa annuale o stagionale e che, mai come quest’anno, hanno avuto la consapevolezza di potere e sapere guardare più lontano.
Forse in questa lista ci sono anche dischi di cui non eravate a conoscenza e che mi permetto di consigliarvi, a patto che vi prendiate il tempo necessario per gustarli e digerirli. Perché questi sono album che non hanno accettato compromessi e che si sono tenuti a distanza di sicurezza dalle logiche di mercato.
È chiaro quindi come sia rimasto affascinato da album che sono riusciti ad incontrare (medio) oriente e occidente, album di improvvisazioni iconoclaste, songwriting non convenzionali, atmosfere glaciali e flussi di coscienza, mentre sul gradino più alto il talento di Shabaka Hutchins al servizio di un rinnovato tributo alla tradizione mai doma del Black Power.

In fondo c’è anche un link alla playlist su Spotify. Poi però comprateli quelli che vi piacciono.

● Sons Of Kemet – Your Queen Is A Reptile (Impulse!)
● Jerusalem In My Heart – Daqa ‘iq Tudaiq (Constellation)
● Khruangbin – Con Todo El Mundo (Dead Oceans)
● Black Spirituals – Black Access/Black Axis (Sige Records)
● Jòhann Jòhannsson – Mandy o.s.t (Lakeshore Records)
● طرب TARAB | Oiseaux-Tempête (Subrosa)
● Ammar 808 – Maghreb United (Glitterbeat Records)
● Eric Chenaux – Slowly Paradise (Constellation)
● The Gentleman Losers – Permanently Midnight (Grainy Records)
● Keiji Haino&Sumac – American Dollar Bill – Keep Facing Sideways
You Are Too Hideous, to look at face on (Sige Records)
● Senyawa – Sujud (Sublime Frequencies)
● The Bunny Tylers – Chance Meetings (Ruptured)
● Norman Westberg – After Vacation (Room40)
● Daniel Blumberg – S/t (Mute)
● Richard Youngs – Belief (O Genesis) + Memory Ain’t No Decay + Italian Tour CDR

Ecco il link alla playlist Spotify: