
Il collettivo We Were Never Being Boring, nato fra Brescia e Bologna, è una sorta di label discografica su internet che pubblica vinili, cd e download gratuiti tutti in ambiente indie-pop di caratura eccellente.

DEATH IN PLAINS
Death in Plains è il progetto solista del pesarese Enrico Boccioletti, già chitarrista dei Damien, che ha deciso di sperimentare un po’ con l’elettronica, registrando una serie di pezzi nell’isolamento del suo salotto. Destino vuole che un’etichetta di Londra, la DiscError, si accorga delle produzioni a suo nome sul web e gli proponga di pubblicare alcuni 7” e remix. Per loro, nel 2010, è uscito anche “Mustard Polo Ep”, sempre all’insegna di uno shoegaze che affianca sperimentazioni rock e pop sognante. Nel Regno Unito Death in Plains ha aperto i concerti di gente come Fiery Furnaces, Hot Chip, Salem e Telepathe, e ora Death in Plains è diventato il progetto principale di Boccioletti, che oltre a essere un ottimo musicista, cura anche tutti i visual dei suoi show e si occupa anche della parte grafica firmando video e copertine dei suoi dischi. È atteso a giorni il primo lavoro sulla lunga distanza, sempre per DiscError.

LES MAN AVEC LES LUNETTES
Nati nell’inverno del 2004, i Les Man Avec Les Lunettes attualmente sono composti da sei elementi che suonano un pop che è un po’ da cameretta, un po’ da party di rivista patinata ma soprattutto perfetto per un viaggio nel Nord Europa. Band di Brescia, un nome d’Oltralpe, un gruppo quasi francese che canta in inglese, importanti tour all’estero. Tracciano melodie che spaziano dal folk più beatlesiano, ai colori dei Belle & Sebastian, fino ad incontrare i Grandaddy. Le armonie di voci, la sensazione che ogni momento, filtrato dalle lenti di questi Lunettes, sia unico. La band è una scintilla preziosa nel pop moderno.

KARIBEAN
«Una sera mi trovavo in un vecchio bar del bolognese, era parecchio tardi e il gestore, un barbuto vichingo, non sapeva come mandare via i molesti e ormai del tutto ubriachi avventori. Continuavano a ordinare da bere e c’era parecchia confusione. All’ennesima richiesta, il barista esasperato sbotta e risponde “Oh, bona lé: andersen, via, filare”. E zittendo tutti, li accompagna alla porta uno per uno con un sorriso cortese ma fermissimo. A quel punto io avevo capito tutto. Dentro quel semplice ma irresistibile andersen = “andar via, filare” ho sentito il modo migliore per scacciare, per esorcizzare certi sentimenti post-lutto, presenti nel nostro primo disco». A parlare è Enrico Carletti, voce dei Karibean, band di Osimo che ha debuttato nel 2011 con il sorprendente EP “Love, Tears And Spiritual Blessing”. Una musica capace di combinare le armonie dei Beach Boys, la spensieratezza pop degli Housemartins e la solarità dei Vampire Weekend. Ora i Karibean tornano con una seconda raccolta, sei canzoni che fioriscono d’estate e di chitarre. Al tempo stesso, la band decide di intitolare la nuova raccolta “Andersen”, nome che evoca in qualche modo anche il Nord, esotiche algidità di Scandinavia, luce limpida e discipline sportive. «C’è anche un giocatore dell’NBA – prosegue Enrico Carletti – che è per me un idolo e si chiama proprio Chris Andersen. È un vero personaggio, gioca nei Denver Nuggets e quella stessa notte in cui ce ne uscimmo da quel bar con in testa la parola “andersen” davano una partita dei Nuggets su Sportitalia. È un segno, pensai. Avevamo trovato il titolo giusto». Andersen, via, filare, mettere il turbo e superare il primo disco. Alcuni dei brani nuovi suonano infatti più “muscolari”, le chitare sono più distorte in alcune parti, la ritmica più secca e compatta. Guardano avanti i Karibean. Andersen, via, filare, mettere il turbo e superare se stessi.
AFTERSHOW ENZO POLAROID




















