
Alla base del blues-rock ipnotico e contagioso dei Tinariwen c’è un mix – tutto fuorché banale – di folklore Tuareg e strumenti della tradizione occidentale. A cominciare dalle chitarre elettriche. Difficile resistere alla loro musica: d’impatto e senza confini. Proprio come il deserto nel quale è nata.
I Tinariwen sono spesso associati ad un’immagine: quella dei ribelli Tuareg che guidano alla carica, mitra in mano e chitarra elettrica a tracolla. La band è riuscita a eliminare questo luogo comune grazie all’uscita del loro quinto album “Tassili” (Anti- Cooperative Music), al quale è andato il prestigioso Grammy 2012 nella categoria Berst World Music Album. Un riconoscimento che ripaga la band del grandissimo lavoro svolto negli ultimi anni, che li ha portati a consacrarsi come la miglior band rock africana del panorama mondiale.
Nella realtà dei fatti i membri fondatori della band hanno abbandonato le armi molto tempo fa e in questo nuovo album hanno progettato una piccola rivoluzione estetica, utilizzando da un lato la chitarra elettrica – strumento chiave e mascotte a cui devono il loro successo – e dall’altro dando rilievo a suoni molto più calmi ed acustici.
La decisione di utilizzare chitarre acustiche, percussioni non amplificate, zucche e battimani, suggeriscono molto più di una vicinanza tra questi musicisti e il loro deserto, l’elemento della comunione e della condivisione è portante in tutto l’album. Inoltre è importante sottolineare la brillante collaborazione all’album dei Tv On The Radio, della Dirty Dozen Brass Band e di Nels Cline dei Wilco.
L’album è stato registrato proprio nel cuore del deserto, nel sud dell’Algeria, in un paesaggio esistenziale per questo gruppo, che rappresenta la culla della loro cultura e indubbiamente la fonte primaria d’ispirazione; in altre parole, un album che rappresenta un ritorno all’essenza stessa della loro arte. In questo spazio naturale aperto si è deciso di affrontare le sessioni in modo non ortodosso e, a differenza del modo in cui viene fatto nella maggior parte degli studi di registrazione, lasciare che i musicisti dessero il loro via libera all’ispirazione durante sessioni interminabili intorno al focolare. Ci sono volute tre settimane per raccogliere tutte le canzoni di “Tassili”.
Alcune delle nuove canzoni sono caratterizzate dal tratto malinconico, blues; altre sono state riprese da un repertorio molto più antico e tradizionale.
Nel 1980, Ibrahim, Abdallah, Hassan, “Japonais” e Kheddou avrebbero dovuto suonare a matrimoni, battesimi o semplici ritrovi giovanili, ma alla fine si ritrovarono a trascorrere diversi anni nello stesso campo di addestramento militare in Libia prima della ribellione Tuareg, che scoppiò simultaneamente in Mali e Niger e che li inviò sul campo di battaglia nel Sahara meridionale. In parallelo, le loro canzoni, venivano registrate su cassette sparse in lungo e in largo. Quest’ultime hanno contribuito a trasmettere il messaggio di un movimento ribelle inteso a promuovere i diritti delle persone nomadi sofferenti sotto le politiche arbitrarie di governi centrali repressivi e despotici. Insomma: Tinariwen è diventato il portavoce di un’intera generazione. Il gruppo, ha girato il mondo come headliner in vari importanti festival tra cui il Eurockéennes de Belfort in Francia, Glastonbury nel Regno Unito e Coachella negli Stati Uniti.
I loro album Aman Iman (2007) e Imidiwan (2009) sono stati elogiati dai media e hanno attirato le attenzioni di Robert Plant, Elvis Costello, Thom Yorke, Brian Eno e Carlos Santana. Tuttavia, questo successo, questo riconoscimento universale non ha alterato l’essenza o lo spirito del loro stile musicale, che mescola il suono amaro di chitarre appuntite con l’approccio spesso panteistico della poesia lirica e che celebra l’unione sacra tra un popolo e il loro ambiente, riflesso in dolorose circostanze collettive.
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